L’UNICO CORRETTIVO POSSIBILE AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI È VOTARE NO. INTERVISTA A REPUBBLICA

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“Una riforma sbagliata e demenziale, che mette a rischio la democrazia e la reppresentatività dei territori”. Riccardo Magi, deputato Radicale di +Europa, definisce così la legge sul taglio dei parlamentari che dovrà passare, il prossimo 20-21 settembre, attraverso il voto del referendum costituzionale. “Sono nel Comitato del No perché solo votando contro si adotta l’unico correttivo costituzionale possibile”, sottolinea inserendosi nel dibattito di questi giorni sul referendum, sviluppatosi nel Pd e non solo, raccontato da Repubblica.

Magi, lei, insieme ad altri 13 deputati, fu tra i pochi alla Camera che l’8 ottobre votò contro l’approvazione della legge grillina sul taglio dei parlamentari. Cosa farà il 20-21 settembre quando sarà davanti alla scheda del referendum? “Trovo insopportabile la retorica di questi giorni sui rischi per la Costituzione, da parte di chi ha la responsabilità di tale situazione. Mi riferisco al Pd, che sta affrontando un dibattito interno sulle possibili distorsioni della rappresentatività e della democrazia che potrebbe comportare un taglio dei parlamentari. Sono d’accordo con loro, questo taglio sarebbe demenziale e pericoloso, ma se siamo arrivati a questo punto la colpa è anche del Partito Demoratico, che a suo tempo avrebbe potuto votare contro la proposta di legge dei 5 Stelle. Da parte mia posso solo dire che votare No è l’unico correttivo costituzionale possibile”.

Perché parla di “possibile distorsione della rappresentatività”? “Se passasse la riduzione dei deputati da 615 a 400 e dei senatori da 300 a 200, l’Italia sarebbe il Paese europeo con il peggior rapporto tra il numero di elettori ed eletti. E le dico di più. Se al referendum vincessero i Sì, ci saranno circoscrizioni elettorali molto più ampie e solo chi avrà i mezzi economici per fare campagna su larga scala potrà candidarsi”. Ridurre il numero dei parlamentari non porterebbe a un’approvazione più veloce di leggi e riforme? “Di elementi positivi non ne vedo. Per populismo si vuole fare lo scalpo al Parlamento senza portare alcun miglioramento. Ci troveremo davanti a una casta più piccola e potente, a un sistema comunque bicamerale e con leggi che saranno approvate con un numero basissimo di voti. Questa per lei è democrazia?”.

Il Comitato promotore del No ha presentato alla Corte costituzionale un ricorso contro la decisione di svolgere il referendum il 20-21 settembre insieme alle elezioni regionali. Perché? “L’election day è di fatto un modo per affossare il referendum e far vincere il Sì, anche perché non è necessario il quorum. I cittadini saranno bombardati di informazioni sui candidati governatore e ci sarà pochissimo margine per parlare, anche in tv e sui giornali, del referendum. Inoltre, siamo in stato di emergenza per i rischi legati al coronavirus e questo rende la campagna elettorale e informativa molto più complicata. Il 12 agosto la Corte costituzionale si pronuncerà, ci auguriamo che il voto sul referendum venga posticipato. Non è mai accaduto, in Italia, che due votazioni così disomogenee per natura venissero accorpate”.

Senza election day si potrebbe riaprire la partita della legge elettorale, ci sarebbe più tempo per discutere e approvare la riforma tanto voluta da Pd e 5S… “Ci sarebbe sicuramente meno urgenza e maggiore tempo per una riflessione. Dipenderà dalla decisione della Corte costituzionale. Resta il fatto che un sistema proporzionale con sbarramento al 5%, come quello voluto da dem e grillini, favorirebbe solo maggioranze ‘con le porte girevoli’, instabili. Ma è noto, in Italia siamo capaci di approvare ogni volta leggi elettorali peggiori delle precedenti”.

Il Parlamento chiuderà per ferie dall’8 agosto e per 20 giorni. Considerando le tante urgenze di questo periodo, non sarebbe stato meglio dare un segnale e restare al lavoro? “Avevo proposto che Camera e Senato restassero aperti per esaminare le tante leggi di iniziativa popolare che da anni sono chiuse nei cassetti, come quella sull’eutanasia. Se il Parlamento chiude, se non si lavora, è evidente che può passare ancora più facilmente l’idea che il taglio del numero dei deputati e senatori è necessario…”.